BREXIT: A che punto siamo?

A malincuore stavolta devo proprio commentare la saga Brexit, anche se ormai assomiglia più ad un circo con la differenza che non diverte e non fa ridere.

Partiamo da 2 date: 

La prima è la proroga concessa dall'Europa al 22 Maggio, condizionata però all'approvazione dell'accordo da parte della camera inglese [peraltro già ampiamente bocciato ben 2 volte]

La seconda è il 12 Aprile data in cui l'Inghilterra deve decidere se partecipare alle elezioni europee o alternativamente decidere per un'uscita senza accordo.

Altre possibilità: 

1) Le dimissioni di Theresa May e nuove elezioni in Inghilterra. In questo scenario potrebbe essere che l'Europa conceda un proroga più lunga in attesa dell'insediamento del nuovo governo.

2) Resta ancora possibile il ritiro dell'art 50 cioè l'Inghillterra potrebbe decidere che in questi 3 anno hanno scherzato e che resterà nell'unione europea [improbabile a parere di chi vi scrive].

Ma quali possono essere le conseguenza economiche? Qui bisogna distinguere 2 casi. Il primo un'uscita senza accordo, il secondo un'uscita con accordo.

Primo caso: 

In questo caso [lo scenario peggiore], tutti gli accordi commerciali cadrebbero e di fatto si imporrebbe il sistema di accordi del WTO [l'Organizzazione Mondiale per il Commercio] con l'introduzione conseguente di dazi e barriere commerciali [in media del 4%] che provocherebbero secondo le stime un danno per gli inglesi che va dal 2 all'8% del pil in 15 anni. In numeri assoluti le stesse stime dicono che la perdita annuale per l'Inghilterra sarebbe di 57 miliardi di euro mentre per tutta l'unione Europea circa 40 miliardi. I singoli paesi europei più colpiti sarebbero in ordine di perdita, Germania, Francia e Italia.

Secondo caso:

Molto meno catastrofico ma sempre importante. La Gran Bretagna perderebbe 32 miliardi contro i 22 dell'Europa.

Quali altre conseguenze? 

Alcune sono già visibili altre lo sarebbero poi, ma possiamo provare ad elencarle.

In primis un probabile aumento dei prezzi dovuti all'introduzione dei dazi. Tra quelle già visibili: banche e grandi industrie che stanno trasferendo gli uffici e il personale, mercato immobiliare fermo, i supermercati che aumentano le scorte di magazzino. E non sono le uniche conseguenze che si manifesteranno.

E l'Italia?

L'Inghilterra è il quarto paese per export, vale 22 miliardi di euro cioè il 5% di tutto l'export.

I settori più a rischio sarebbero l'auto, l'agroalimentare, la moda e l'abbigliamento.

Le stime dicono che il nostro export si comprimerebbe di circa 4 miliardi.

Il pil a rischio rientra tra lo 0,5% e lo 0,8%

Cosa resta da dire?

Commentare oltre quello che abbiamo visto mi sembra superfluo ma vengono in aiuto i detti e per l'Inghilterra credo che uno in particolare sia particolarmente significativo in questa occasione: Chi è causa del suo mal pianga sè stesso.

Ma...

In ogni caso l'Europa da questa situazione ha poco da festeggiare.

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