Rimborsi banche... ahimè!
di Marco Oliva | pubblicato il 6 aprile 2019
Da molto tempo seguo la vicenda dei risparmiatori 'truffati' in particolare per 2 delle banche in oggetto (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) per ovvi motivi territoriali (il mio studio è all'incrocio tra 3 provincie, Verona Vicenza e Padova).
Ho avuto modo di incontrare persone che sono ora mie clienti ed altre che mi hanno chiesto pareri professionali da esterni.
Purtroppo in molti casi ho riscontrato la forte convinzione (o speranza) che alla fine fosse lo Stato a risolvere il problema e non invece la magistratura.
Devo dire che ho sempre riscontrato forte difficoltà a trattare il problema soprattutto dal punto di vista umano.
In molti casi quello che è successo è stato una vera tragedia e la mia difficoltà sorge da 3 fattori:
1) Spesso le quantità in gioco sono dannatamente alte. E non mi riferisco solo agli importi in gioco ma anche alla loro percentuale sul patrimonio totale; per chiarire, 100.000 euro per chi ha 10 milioni hanno un peso più limitato rispetto a chi ne ha 200.000 (per cui è la metà!).
2) Le persone si sentono spesso (e spesso giustamente) tradite dalle persone o dalle istituzioni di cui si fidavano ed è ovviamente difficile riportare il dialogo ad un'analisi oggettiva. Quando ci si scotta con l'acqua calda alla fine si ha paura anche di quella fredda e in questo modo si rischia di prendere decisioni ulteriormente lesive del proprio patrimonio.
3) Spesso mi sono trovato e mi trovo tuttora a dover essere io ad avere l'onere di dover togliere speranze (o forse illusioni) a queste persone che sono già provate sia dal fatto in sè (la perdita del patrimonio) sia dalle continue dichiarazioni di vari politici (in questi anni praticamente di tutti gli schieramenti) che tendevano ad alimentare speranze ed illusioni (sempre deluse)
Questa parte del mio lavoro devo ammettere mi prova sia fisicamente che emotivamente ma onestamente non me la sento di raccontare comode bugie ai miei interlocutori.
In questi anni chi mi ha incontrato sa che ho sempre cercato di lasciare loro la speranza che lo Stato intervenisse ma che ho anche sempre avvisato di non contare su questo aiuto.
Perché questa premessa?
Perché, a mio parere, anche oggi valgono le stesse considerazioni di qualche anno fa.
Il governo sta cercando di indennizzare tutti i risparmiatori che hanno subito perdite su queste banche. Il problema nasce dal come vorrebbe farlo.
Il nodo del contendere (ammettiamo per comodità che i soldi ci siano, e su questo argomento non entrerò oggi) è sul fatto che si vorrebbe rimborsare tutti senza arbitrati o sentenze giudiziali (passando da un giudice).
Ora cercherò di spiegarvi perché a mio parere non potrà andare in porto questa modalità (che in alcuni casi non è nemmeno giusta eticamente)
In primo luogo si dovrebbe valutare la creazione degli strumenti finanziari fin dall'inizio, cioè in altre parole si dovrebbe passare dal rimborso automatico al rimborso a seguito di vendita scorretta. Se si provasse che gli amministratori delle banche sapevano delle condizioni degli istituti di credito la violazione delle regole di correttezza, trasparenza e buona fede prefigurerebbe già dall'inizio una vendita scorretta.
In assenza di questo il rimborso automatico sarebbe contro le normative europee e in questo caso se l'Europa procedesse contro l'Italia si configurerebbero 2 strade, la prima in cui l'Italia dovrebbe chiedere ai risparmiatori (a questo punto risarciti) di restituire il denaro (lascio a voi immaginare cosa vorrebbe dire), la seconda è che la Corte dei Conti aprirebbe una procedura per danno erariale nei confronti dei funzionari del ministero dell'Economia e delle Finanze che sarebbero costretti a restituirli di tasca propria (da qui l'opposizione del ministro Tria)
In secondo luogo in alcuni casi questo indennizzo non è neanche giusto eticamente in quanto bisognerebbe valutare la consapevolezza del risparmiatore nell'acquisto e la violazione dovrebbe valutare tutto il processo di investimento. Cosa vuol dire? Facciamo degli esempi. Se le avessi acquistate io che sono perfettamente consapevole dei rischi che corro sarebbe giusto indennizzarmi? (sicuramente no). Oppure se quell'acquisto fosse stato deciso dal risparmiatore per speculare con una piccola parte del suo patrimonio sarebbe giusto indennizzarlo? Anche in questo in caso la risposta a mio parere è no. Si può obiettare che sono la minima parte, e magari è vero ma in questo caso si darebbe denaro pubblico a chi non lo merita.
In terzo luogo molti altri investitori in azioni di altre banche (pensate alle maggiori banche quotate) che a loro volta in questi ultimi dieci anni hanno avuto perdite consistenti (immaginiamo per un attimo l'80%) si sentirebbero discriminati dal fatto che a loro non viene indennizzato nulla.
Ma perché in Italia succedono spesso casi come questo anche se magari di portata meno ampia?
La spiegazione è una mancanza di cultura finanziaria certificata a vario titolo ormai da vari organismi nazionali e internazionali. Le colpe sono da ricercare in parte in un sistema scolastico che non insegna materie di cultura finanziaria (o per meglio dire, su come gestire il denaro), in altri paesi materie come queste vengono trattate fin da quelle che potremo identificare come la nostra scuola media inferiore.
Ma d'altro canto un'altra parte va addossata proprio ai risparmiatori che devono cominciare ad " investire " una piccola parte del loro tempo nel comprendere i concetti base di come funziona la gestione del denaro.
Una fatica, certo! Ma se pensate ai benefici che porta vedrete che sarà resa più piacevole:
1) Si evita di incappare in problemi come questi o come altri che rischiano di azzerare (non una semplice perdita) il proprio patrimonio.
2) Una maggiore serenità data dal fatto di aver programmato obiettivi e possibili imprevisti.
